domenica 16 dicembre 2007

Tra il dire e il fare: utopia e comunità


MILLENARISMO

“È la credenza nell'avvento di un radicale rinnovamento del genere umano e nell'instaurazione di uno stato definitivo di perfezione. L'utopia ha in comune con il millenarismo la disaffezione al presente e la forte attesa di un futuro diverso” http://it.wikipedia.org/wiki/Millenarismo

“ Un momento decisivo nella storia moderna fu…quello in cui il « Chiliasmo» unì le proprie forze alle esigenze degli strati oppressi della società. L’idea stessa della nascita di un regno millenario sulla terra aveva sempre contenuto una tendenza rivoluzionaria, e la chiesa fece quindi ogni sforzo per paralizzare questa idea trascendente, impiegando tutti i mezzi che aveva a disposizione. …
Negli Hussiti…e poi in Thomas Münzer e negli Anabattisti queste idee si trasformarono in movimenti attivi di determinati strati sociali… Le aspirazioni profonde…presero all’improvviso un aspetto terreno . Si capì, cioè, che esse erano realizzabili-«qui» ed «ora»-… La «spiritualizzazione della politica» , che fece allora, si può dire, la sua comparsa nella storia, informa più o meno tutte le correnti del tempo. L’origine di tale spirituale tensione coincideva, nondimeno, con l’emergere della mentalità utopica che ebbe origini negli strati oppressi della società. È a questo punto che ha inizio la politica nel suo significato moderno, ove per politica s’intenda un più o meno consapevole concorso di tutti i gruppi sociali alla realizzazione di certi scopi terreni, in contrasto con una fatalistica accettazione degli eventi o con un intervento provvidenziale.”
Karl Mannheim , Ideologia e utopia, ed. il Mulino, Bologna1970

“Il millenarismo (o chiliasmo dal greco chilioi = mille) è un credo presente in vari momenti storici della religione cristiana (ma anche in quella ebraica) secondo il quale:
Nell'anno mille (o suoi multipli) dovrebbe avvenire la fine del mondo, oppure,
Ad una certa data, in base a calcoli ottenuti dalle profezie contenute nell'Apocalisse (in vari capitoli) o nei libri del profeta Daniele (capitoli 8 e 9), dovrebbe avvenire la seconda venuta di Gesù Cristo (parusìa) con la creazione di un Suo regno millenario in Terra, il quale avrebbe termine con il Giudizio Universale. Gli autori anglosassoni preferiscono chiamare questa seconda versione millennialism (millennialismo).

La versione invece in cui la parusìa avverrebbe dopo un regno spirituale millenario di Cristo, venendo così a coincidere con la fine del mondo ed il Giudizio Universale si chiama post-millenarismo e viene professata dai fedeli della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (o Mormoni) e dagli Shakers.” da Douglas Swannie in http://www.eresie.it/it/id754.htm

“Diffusa credenza religiosa, secondo cui Cristo, dopo mille anni di regno sulla terra, resusciterà definitivamente e trasformerà il suo regno in regno celeste. Nutrita dal messianismo giudaico e soprattutto da un'interpretazione letterale dell'Apocalisse, il suo maggior rappresentante medievale fu Gioacchino da Fiore (XII secolo). È tuttora viva in varie sette protestanti, come i mormoni.”
http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_ant/m/m088.htm

“… per millenarista si deve intendere chiunque voglia vedere la realizzazione immediata dei beni promessi dal Signore prescindendo dal faticoso procedere della storia con le sue luci e le sue ombre.
Il motivo riappare nel XVI secolo nel contesto anabattista. C'è la tendenza rivoluzionaria (Thomas Müntzer) che ritiene di dover eseguire il divino giudizio sui malvagi e quella moderata che sostiene la necessità di rendere visibile il messaggio biblico della giustificazione nella vita personale. Pur nella loro apparente diversità, queste due tendenze fanno capo allo stesso nodo e cioè quello di una piena e immediata realizzazione del regno di Dio sulla terra. ..dell'insegnamento biblico, sostituisce una speranza escatologica con una terrena, una giustizia aliena con una propria.
Dall'ambiente inglese e americano del XIX secolo traggono la loro origine movimenti come gli avventisti, i mormoni…”
SCHEDE PER UN ORIENTAMENTO TEOLOGICO in:
http://www.riforma.net/apologetica/schedeteologia/schmille.html

venerdì 14 dicembre 2007

Libertà ed ecologia

“Ho sempre pensato che ecologia fosse sinonimo di ecologia sociale e perciò ho sempre nutrito la convinzione che la stessa idea di dominare la natura derivi dalla dominazione dell'uomo sull'uomo, o dell'uomo sulla donna, del vecchio sul giovane, di un gruppo etnico su un altro, dello stato sulla società, della burocrazia sull'individuo, così come di una classe economica su un'altra e dei colonizzatori sui colonizzati. A mio avviso, l'ecologia sociale deve iniziare la lotta per la libertà non solo in fabbrica, ma anche nella famiglia; non solo nell'economia, ma anche nella psiche; non solo nelle condizioni materiali di vita, ma anche in quelle spirituali. … Finché durerà la gerarchia e finché la dominazione organizzerà l'umanità in un sistema elitario, l'obiettivo del dominio sulla natura non verrà mai abbandonato e condurrà inevitabilmente il pianeta all'estinzione ecologica.

L'ecologia è diventata una disciplina alla moda, direi quasi bizzarra, e la frivola popolarità di cui gode ha fatto nascere un nuovo tipo di maniaco dell'ambiente. Da una prospettiva e da un movimento che perlomeno facevano sperare nella possibilità di una lotta contro la gerarchia e la dominazione è nata una forma di ambientalismo fondato non sulla volontà di modificare le istituzioni, i rapporti sociali, le tecnologie e i valori esistenti, bensì sulla volontà di rabberciarli alla meglio. In questo senso uso il termine "ambientalismo" per significare un fenomeno in contrasto con l'ecologia, e in particolare con l'ecologia sociale. Mentre l'ecologia sociale mira all'eliminazione del concetto della dominazione dell'uomo sulla natura attraverso l'eliminazione della dominazione dell'uomo sull'uomo, l'ambientalismo è il riflesso di una sensibilità "strumentale" o tecnica, che considera la natura un semplice habitat passivo, un agglomerato di forze e di oggetti esterni, e si pone il fine di renderla più "utile" all'uomo, senza curarsi troppo di quale uso egli intenda farne. Di fatto, l'ambientalismo si riduce a mera ingegneria ambientale, e non affronta il problema cruciale della società in cui viviamo: la volontà dell'uomo di dominare la natura…”

“Bookchin, dando nuovo vigore e originalita' agli studi di Pëtr Kropotkin e Élisée Reclus sulla cooperativita' esistente in natura, propone un modello di società strutturata su basi ecologiche, antigerarchiche e sull'autogestione, da cui la definizione di Ecologia sociale (http://www.ecologiasociale.org/).
Egli colloca l'uomo all'interno del "tutto" (visione olistica dell'universo), eliminando ogni forma di antropocentrismo che caratterizza quasi tutte le discipline sociali e che ha favorito lo sviluppo del dominio, e dell'oppressione, dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sulla natura .
Una visione ecologica della società permette di escludere ogni tipologia di sfruttamento e di dominio dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sulla natura.”

“Non ha senso parlare di "gerarchia" in un ecosistema … Negli ecosistemi le formiche sono altrettanto importanti dei leoni e delle aquile; il riciclaggio di materiale organico che assicurano, dà loro un ruolo determinante al mantenimento della stabilità e dell'integrità di un'area.

… Natura regno della partecipazione a forme di vita interattive, feconde e creative, talmente caratterizzate dalla complementarità da porsi come terreno per un'etica di libertà piuttosto che di dominio.

Non sottolineerò mai abbastanza che la gerarchia sociale è un fenomeno istituzionale, non biologico

L'ecologia sociale rompe l'associazione tra ordine e gerarchia. Essa pone la questione se possiamo mai fare esperienza dell'"altro", non su basi gerarchiche, "da 1 a 10", con una continua accentuazione dell'"inferiore" e del "superiore", ma ecologicamente, a partire dalla varietà che favorisce l'unità dei fenomeni, arricchisce la totalità
Quando la natura può essere concepita o come uno spietato mercato competitivo, o come creativa e feconda comunità biotica, ci si aprono davanti due correnti di pensiero e di sensibilità radicalmente divergenti… Una porta ad un risultato finale totalitario e antinaturalistico: una società centralizzata, statica, tecnocratica, corporativa e repressiva. L'altra, ad un'alba sociale, libertaria ed ecologica, decentralizzata, senza Stato, collettiva ed emancipativa.”
Tratto da "The Modern Crisis", 1984 Agalev Edizioni in
in http://www.ecologiasociale.org/pg/bookchin.html

“…la scelta ecologistica non è incompatibile con la scelta socialista libertaria o di autogestione, anche se non si confonde con questa. Essa si situa a un altro livello più fondamentale: quello dei presupposti materiali extra-economici. Tali presupposti sono…di ordine tecnologico, perché la tecnica non è neutrale…senza la lotta per tecnologie differenti, la lotta per una società differente è vana…”
André Gorz, Sette tesi per cambiare la vita ed. Feltrinelli , Milano 1977

…Purtroppo a fare chiarezza su queste tematiche non giovano le tendenze mistiche presenti nella "rete bioregionale" organizzata da "AAM terra nuova" che fanno riferimento alla "ecologia profonda" teoria, quest'ultima, contrastata fin dal suo comparire in America da Murray Bookchin.

Bioregioni Bioregionalismo e Biopolitica
La redazione di ecologia sociale anno 2001
http://www.ecologiasociale.org/pg/bioregioni.html

“L'etica ecologista pur riaffermando la responsabilità umana verso la natura, e pur sottolineando il rapporto biunivoco tra azione umana ed ecosistemi naturali, rifiuta però, il ritorno alla natura inteso sia come prospettiva mitica, cioè come uno sfondo sul quale si stagliano le azioni ecologiste, sia come dimensione fideistica, l'uomo ecologico rischia di diventare una stortura ai comandi dell'ideologia; infine l'etica ecologica rifiuta quel mistificato ritorno alla natura attraverso l'imitazione di culture e valori tratti da altre epoche storiche o da altre società, considerando ciò una sterile nostalgia e soprattutto un forzato estraneamento alle difficili scelte da compiere in questi anni. Già André Gorz in Addio al proletariato mise in guardia gli ecologisti nel considerare la Natura, come un nuovo mito, come già nel passato furono sia il progresso economico che la classe operaia.”
“Il termine ecologismo appare per la prima volta nel saggio di
A. Gorz, Ecologie et liberté.”
Tratto da ECOLOGIA: DA SCIENZA EMPIRICA A NORMATIVA ETICA di Andrea Bramucci
http://web.tiscali.it/andreabramucci/articoli/teoria/artic3.htm


“ Il movimento ecologico offre due particolari spunti ideologici ai giovani comunitari: sottolinea l’importanza di un rapporto nuovo con la natura, in cui l’uomo è una componente del mondo naturale e non più un dominatore e mette quindi in rilievo la interdipendenza esistente tra natura e uomo e tra esseri umani…Questa coscienza ecologica nonostante le manipolazioni e le mistificazioni dell’ecologia ufficiale statunitense, è viva in numerose comuni americane, dove il tentativo di creare uno stile di vita alternativo si basa su una particolare attenzione a questo nuovo rapporto uomo-natura, che implica un diverso rapporto tra uomo e uomo.”
Donata e Grazia Francescano, Famiglie aperte: la comune, ed. Feltrinelli , Milano 1974

“L’ecologia sociale –riconsidera- l’intero concetto di dominazione, sia nei rapporti tra natura e società che nelle cosiddette «leggi naturali» e .«leggi sociali». Ciò che normalmente viene definito come «dominio» in natura, non è che una proiezione dei nostri organizzatissimi sistemi di controllo sociale sulle forme comportamentali proprie delle comunità animali…E’ vero : in natura esite la coercizione, ed anche il dolore e la sofferenza. Ma non la crudeltà .Non riusciamo ancora ad immaginare quanto le nostre più intime caratteristiche potrebbero espandersi se le vicende umane fossero realmente affrontate in modo etico, ecologico e razionale.”
Murray Bookchin “Per una società ecologica” , ed. Elèuthera , Milano 1989

Ecologia & Comunità , Laboratorio d&s
"Esiste sempre di più il pericolo che non ci si accorga della degradazione ambientale a cui stiamo volgendo e che si cerchino soluzioni tecniche o di gestione, o di semplice politica diversa delle risorse. Ci si chiede quanto disagio ecologico possiamo sopportare, ma la ricerca deve passare da ciò che profondamente desideriamo. L’ecologia deve essere nello stesso tempo mentale, sociale e ambientale o non sarà nulla, o comunque poco."Le tre ecologie", 1989
Felix Guattari "Le tre ecologie" , ed. Sonda, 1991 Traduttore: D'Este R.

La nuova era ecologica : la riscoperta della natura


“Per il poeta Alan Hoffman –scrive R.Creagh (laboratori d’utopia , ed elèuthera 1987)- “ l’utopia comunitaria annunciava l’alba di una nuova era ecologica ovvero l’ultimo atto di coraggio dell’umanità”.
Paul Goodman e Murray Bookchin propongono anch’essi “ una visione globale alternativa del mondo…fondata essenzialmente sulla riscoperta della natura.” «Il ritorno alla natura» è…il sogno di “una nuova comprensione del cosmo …in simbiosi con gli esseri umani” dove regna il mutuo appoggio.”
Per Luigi Corvaglia (in La Sovranita dell’Individuo-Saggio sulla libertà in America-2000 www.scaruffi.com/us/corvagli.html) :“Si sta parlando della presenza di un chiaro filo rosso che unisce la concezione dell’uomo e della natura dei primi autori classici americani, personaggi come David Thoreau e Walt Whitman, che, passando per i movimenti "beatnick" ed hippie degli anni ’60, arriva alla psicologia umanistica contemporanea…”
“Walden, ovvero La vita nei boschi è il resoconto dell'avventura di David Thoreau , che dedicò ben due anni(1845-1847) della propria vita nel cercare un rapporto intimo con la natura e insieme ritrovare se stesso in una società che non rappresentava ai suoi occhi i veri valori da seguire, ma solo l'utile mercantile. Per sperimentare una vita semplice, si stabilì in una piccola capanna da lui stesso costruita presso il lago di Walden. Qui poté dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e all'osservazione della natura.”( http://it.wikipedia.org/wiki/David_Henry_Thoreau)

Scrive Thoreau( Walden ,ovvero la vita nei boschi, ed. Oscar Mondadori, Milano 1970):
“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare
quanto essa aveva da insegnarmi, e per scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita…Volevo vivere profondamente…distruggere tutto ciò che non fosse vita….Semplicità, semplicità, semplicità!”
Nel 1948 B.F.Skinner pubblica “Walden Two”( romanzo utopico a sfondo psicologico ) e nel 1973 Kathleen Kinkade descrive ì primi cinque anni di Twin Oaks Community in “A Walden Two Experiment”.


“ Il tema del ritorno alla terra costituisce, infatti il leit-motiv di molte delle comuni – anni ’60,’70-negli Stati Uniti e nei paesi dell’Europa Occidentale. All’impossibilità di una vita urbana… si risponde con la fuga nei boschi ispirata, ancora una volta, al Walden di Thoreau… Appare chiara…l’esigenza …di una vita più sana, che si esprime tramite l’invito ad un ritorno alla terra e a una dieta naturale …una vita diversa, più autentica…Il lessico del Communal Movement riflette un conscio desiderio di ritornare alla comunità integrale della società pre-industriale…”

AAVV , Vivere insieme! (il libro delle comuni) Arcana editrice Roma 1974
“ Si sperimentarono la condivisione delle risorse materiali ed economiche in zone rurali in aperta alternativa alla proprietà privata di impianti industriali posti in agglomerati urbani, l’impiego di energia alternativa piuttosto che il petrolio e l’energia elettrica…”
Enrico Beltramini, Hippie.com, ed.Vita e Pensiero , Milano 2005

“La comune agricola…nasce da un fondo affittato o comprato, e destinato alla coltivazione e all’allevamento. I membri della comune si dedicano a queste attività agricole interne, integrandole con lavori esterni, agricoli o d’altro tipo. La prima fase della vita della comune tende generalmente a conservare i contatti con la struttura economica esterna; a poco a poco , quando le basi economiche autonome siano già avviate in modo da permettere l’autosufficienza , i contatti vengono troncati….si tratta …di un nuovo risanante contatto con la natura.”
Mario Maffi , La cultura underground, ed. Laterza, Bari 1972
“…Per fare questo tipo di esperienza, molto bella ma molto difficile per persone abituate alla città, è vitale essere affiatati, avere entusiasmo, creatività energia e chiarezza del significato che vogliamo dare/trarre da questa che non è una fuga ma una scelta.”
AAVV, Controcultura/24 ,comune agricola, un manuale d’uso per vivere in campagna, ed. Savelli, Roma 1978

Il limite della città

Nuova coscienza ecologica/schema


Ecologia sociale-ecologia profonda, ecologia superficiale/schema




Ecologia sociale-ecologia profonda/schema 2°